martedì 20 settembre 2016

La febbre del Palio



La mia storia, La febbre del Palio, è finalmente uscita in versione e-book. La trovate qui.

Si tratta di un capitolo del volume Giganti d'Acciaio, che edito da Cagliostro E-Press e presentato nella a Lucca Comics & Games 2015.

Il bando dal quale è nato questo progetto era molto interessante; fare una sorta di excursus storico sui Giganti d'Acciaio, comunemente chiamati "robottoni", e sulla loro importanza nella cultura popolare e nell'immaginario collettivo.

Non sono ferratissimo sull'argomento ma, volendo partecipare, ho cercato di trovare una possibile strada per me percorribile.

Parlando di robottoni, la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati loro:






La prima storia da presentare l'ho pensata come un omaggio ai Power Rangers, che nel 1994 mi avevano letteralmente stregato. Avevo immaginato un lontano futuro nel quale la terra fosse stata conquistata da un esercito alieno, i Power Rangers erano morti tutti in battaglia e l'umanità sembrava destinata a sparire finché...

Bella, mi piaceva e mi sono divertito un mondo a realizzarla. Peccato non sia stata scelta, se dovessi trovare un disegnatore che vuole cimentarsi a tempo perso, o un editore che voglia pubblicarla, sarei davvero felice.


La seconda proposta è nata da una semplice domanda: in un mondo in cui esiste un solo gigante d'acciaio, come deve apparire questo agli occhi di un bambino?

Pompei, 79 d. C., l'impero romano decide di mandare il gigante d'acciaio, determinante nelle campagne militari in Giudea, ad esplorare il Vesuvio per scoprire cosa cela la montagna e, soprattutto, cosa scatena i terremoti che terrorizzano la città.
L'idea era quella di raccontare tutto dal punto di vista di un bambino che si trova di fronte al robot. Me la sono immaginata con un disegno sullo stile classico della Disney. Anche qui, magari farle vedere la luce.


Poi c'è La febbre del Palio, che effettivamente per tematiche e struttura narrativa era quella più nelle mie corde. Inizialmente l'avevo ambientata in Inghilterra, l'editor mi ha chiesto di spostarla in Italia, in particolare in Toscana, al tempo delle contrade. Scelta eccellente.

Vittorio, il protagonista, è un omaggio a Victor Frankenstein, visto che la storia deve molto al capolavoro di Mary Shelley. Mi piaceva, poi, che il nome di un perdente fosse così vicino alla parola "vittoria".

Ho re-immaginato il Palio di Siena come una lotta tra Golem, creature di argilla e acciaio animate grazie al sangue animale e a riti esoterici. Le due contrade che si sfidano all'inizio sono L'Aquila e la Pantera, rivali anche nella realtà. 

Il protagonista è un ex militare, indossa sempre l'armatura e vive il palio come fosse l'ennesima battaglia da vincere per la gloria della Repubblica di Siena. Ragiona come se al posto di un Golem avesse un soldato, per questo fa di tutto per trasformarlo in un soldato vero.

Spero che la storia scorra bene e piaccia. Personalmente sono molto contento della tavola 9. 

Inizia con un'immagine precisa, il Golem che sfonda il vetro. Il suono onomatopeico CRASH! e il vetro rotto sono sinonimo di libertà, di ricerca di socialità.
Nelle scene seguenti il Golem entra in contatto con delle persone, venendo osteggiato e aggredito. 

L'ultima vignetta mostra una bottiglia rotta addosso alla creatura, stessa onomatopea e stesso vetro rotto, ma questa volta significano ostilità. 
In una pagina, ho cercato di sintetizzare quale sarebbe la vita del Golem se questo fosse libero.

Si tratta di una piccola considerazione che ho fatto mentre la scrivevo, se ve ne siete accorti è merito mio, altrimenti mea culpa.

Al solito, commenti e critiche ben accette.

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