sabato 31 gennaio 2015

Perché Rambo è un gran bel film

Recentemente ho visto tutta la saga cinematografica dedicata a Rambo, personaggio letterario creato nel 1972 dal canadese David Morell.

Rambo è il classico caso in cui un personaggio, divenuto ormai un'icona della cultura di massa, venga letto, nella maggior parte dei casi, in maniera tremendamente superficiale.
Un po' quello che accade per Superman, ritenuto dai più un perfettino troppo potente e, per questo, poco umano. O per Capitan America, che molti indicano esclusivamente come incarnazione della propaganda statunitense.

Pensando ai film di Rambo, il sentire comune li vede come action movies privi di trama e tutto botte, esplosioni e bandiere USA sventolanti all'orizzonte. Sbagliato, almeno per le prime due pellicole. Poi si è un attimo svaccato, arrivando a quella carrellata di sequenze d'azione legate da una flebile trama che prendono il nome di Rambo 3 e John Rambo.

Il primo film, in particolare, l'ho adorato. Se non l'avete ancora visto e pensate di farlo, smettete di leggere ora e riprendete dopo la visione.




John Rambo è un reduce del Vietnam, all'inizio del film lo vediamo girovagare, con un'espressione assente, alla ricerca di un suo ex commilitone. Giunto a Hope, nello stato di Washington, viene a sapere che il suo compagno d'armi è morto di cancro.

A questo punto Rambo vaga, senza una meta, per la piccola cittadina finché non viene intercettato dallo sceriffo locale, William Teasle, che con la scusa di dargli un passaggio lo conduce fuori città, intimandogli di non tornare perché i reduci del Vietnam non sono ben visti da quelle parti.

L'ex berretto verde ignora completamente i consigli dello sceriffo e, senza dire una parola, torna indietro. Viene quindi arrestato per vagabondaggio e portato alla stazione di polizia locale, dove è sottoposto a continue umiliazioni da parte degli agenti. 
Nella testa del protagonista, i ricordi relativi alla prigionia in Vietnam riaffiorano, portandolo a reagire con violenza e a fuggire sulle poco distanti montagne, con le forze dell'ordine alle calcagna.

A questo punto inizia la fase più action del film. Rambo è solo in un bosco montuoso, armato di coltello e braccato da Teasle e i suoi uomini.
Forte dell'esperienza di guerriglia in Vietnam, Rambo resiste a tutti gli attacchi, facendo fuori, uno dopo l'altro, la maggior parte degli avversari.

Le ultime sequenze della pellicola vedono il protagonista, creduto morto dalle forze dell'ordine, mettere a ferro e fuoco la città per distrarre gli agenti e arrivare, quasi indisturbato, direttamente da Teasle. 
Poco prima che l'ex berretto verde possa farla finita ed eliminare lo sceriffo, interviene il Colonnello Trautman, il "padre" militare di Rambo. 

Il protagonista esplode; scoppia a piangere, si lamenta del trattamento ricevuto al suo ritorno in patria caratterizzato da insulti e sputi, ricorda la morte di un suo commilitone e, infine, si consegna alle autorità.


Bene, perché mi piace così tanto questo film? 

In primis perché è scritto benissimo, poi perché, contrariamente al sentire comune, non è affatto privo di trama e pro USA, anzi.

Chi è Rambo? O meglio, cos'è?

John Rambo è una vittima dell'interventismo americano in Vietnam, un ragazzo traumatizzato dall'esperienza bellica, che non sa più quale sia il suo posto nel mondo.

Impossibilitato nel rivedere un suo ex compagno d'armi, Rambo vaga senza una meta precisa, non comunica, se non con mugugni e mezze parole. 
Quando viene arrestato e umiliato, inizia a comunicare con l'unico linguaggio che è in grado di comprendere: quello della violenza.

Si isola in un bosco, ricreando in scala ridotta la guerra che ha combattuto, questa volta a parti invertite. Lui diventa il vietcong, lo spirito della foresta, il piccolo esercito che con le tecniche di guerriglia mette in ginocchio la più grande potenza bellica del mondo, rappresentata in questo caso dalle forze di polizia dell'intera cittadina.

Rambo ha di nuovo la sua guerra, il suo (nuovo) habitat naturale.

Sa che la guerra termina abbattendo la testa del nemico, per questo il suo obiettivo è Teasle. L'intera cittadina messa a ferro e fuoco è solo il danno collaterale.

La scena finale con Trautman è perfetta. Il colonnello è sia una figura paterna (da qui le lacrime e la disperazione, lo sfogo di un bambino che chiede di essere notato) sia un'autorità, l'unico con il quale Rambo parla. L'unico con il quale non ha bisogno di ricorrere alla violenza per comunicare.

John Rambo è il figliol prodigo che, al posto di essere accolto a braccia aperte da un genitore amorevole, riceve da questo insulti e sputi. 

È la carne da macello che la politica USA ha gettato nell'inferno del Vietnam.

È il sogno americano che si scontra con la cruda realtà.




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