sabato 30 agosto 2014

Verso l'industria culturale italiana?

Ieri, per il mondo del fumetto e della cultura italiano, c'è stata la classica notizia-bomba. Questa.
Il direttore editoriale della Bonelli annuncia la nascita di una divisione "che si occuperà di promuovere produzioni multimediali - serie televisive, film, videogiochi, cartoni animati, merchandising ecc, ecc... - per provare a sviluppare al meglio (direttamente o con partner nazionali e internazionali) il nostro straordinario patrimonio di storie e personaggi amati e conosciuti dal pubblico di ogni parte del mondo"
La Sergio Bonelli Editore, storica casa editrice di fumetti, della cui scuderia fanno parte personaggi come Tex Willer, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Julia e via dicendo, varca il confine del medium che l'ha resa celebre, tentando una strada multimediale. Super notizia, senza alcuna esagerazione. In passato si sono già visti gli eroi della Bonelli sul grande o sul piccolo schermo, ma la cosa era diversa. Con il film di Tex, quello di Dylan Dog e con la serie a cartoni animati di Martin Mystère, la Bonelli ha ceduto i diritti di d'immagine dei suoi personaggi per lo sfruttamento televisivo o cinematografico.
Questa volta è differente, perché una divisione interna alla Bonelli che si occupa di proporre materiale per altri media significa, almeno credo, che via Buonarroti manterrà un certo controllo delle sue opere.
L'aspetto più importante di questa scelta editoriale, a mio avviso, è la vicinanza all'approccio alla cultura popolare che hanno negli Stati Uniti. Che non significa "fare gli americani" o "copiare gli americani", significa sfruttare appieno le potenzialità illimitate di certi personaggi, significa farne delle icone.
Perché la visione dei prodotti culturali come compartimenti stagni, che non possono dialogare tra loro, è tipica del nostro paese e mi sta davvero sulle scatole, quasi quanto la divisione tra "cultura alta" e "cultura bassa".
Forse, con questo piccolo passo, riusciremo a capire anche in Italia che, soprattutto con le possibilità tecniche di oggi, non è tanto il mezzo che qualifica un prodotto, ma la storia. E sulla qualità delle storie Bonelli c'è davvero poco da discutere.
Non mi stupisce, infine, che il primo passo verso un'industria dell'intrattenimento multimediale in Italia arrivi dal mondo del fumetto.

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