giovedì 17 gennaio 2013

Due parole in compagnia


Sarò un tipo un po' ingenuo ma credo ancora che, quando si passano i famosi “momenti no”, fare una chiacchierata con un amico sia una delle migliori terapie.
Non occorre per forza parlare di quanto ti è accaduto o si ti sta accadendo, basta rivedere un volto amico, farsi una risata, rievocare i bei tempi andati (senza scadere in un loop di ricordi, che poi si va in cortocircuito) e crearne di nuovi. Far riviver insomma quel rapporto che, soprattutto per noi universitari, il tempo, la distanza e le diverse aspirazioni hanno apparentemente reso meno solido.

Per parlare con un amico non è indispensabile né la sua presenza fisica, né la sua attenzione (sia essa per una conversazione telefonica o per comporre un'e-mail), per parlare con un amico basta un'esperienza vissuta insieme, un momento condiviso, anche il più banale.

Tra le esperienze condivise ci sono sicuramente film, musica, fumetti, foto e quanto di più creativo l'uomo abbia mai concepito. E qui vengo al senso di questo post, una lunga chiacchierata e tanti ringraziamenti, sotto forma di frammenti di esperienze.









"È che non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere."












E qui mi fermo, grazie ancora.

p.s. Spulciando tra le foto in cerca di quelle più adatte mi sono reso conto di averne davvero tante. Beh, è positivo, molto.

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