giovedì 4 novembre 2010

Il Palloncino

Nella piazza adiacente la chiesa si era riunita una piccola folla, il vento gelido di novembre sembrava aggredire ogni centimetro di pelle non coperta da cappotti, sciarpe, cappelli e guanti. 
Il palloncino volava a mezz'altezza, assicurato da un filo di spago retto dalla minuta mano di un bambino; era il fanciullo più felice del mondo.

I presenti si destarono sentendo l'urlo del bimbo, i suoi singhiozzi disperati accompagnarono il palloncino che, ora libero, volava via.

Le lacrime del bimbo si asciugavano sul caldo cappotto della madre, mentre il palloncino attraversava la città, come un silenzioso osservatore.

Il cielo prese a colorarsi di un intenso arancione, mentre nuvole cariche di pioggia facevano capolino.

La pioggia battente, in breve, fece perdere quota al palloncino, che atterrò sull'asfalto scuro. 
Il motorino tagliava la strada come una freccia scagliata da un talentuoso arciere, mentre nell'altro senso una macchina correva al centro della carreggiata. 

I due mezzi avevano una visuale scura e opaca, entrambi si sentivano soli e in dovere di correre su quella strada isolata. 

Quando i fasci luce si incrociarono, illuminando il candido palloncino, i veicoli si sfiorano, per poi proseguire, come due perfetti estranei, la loro corsa.

Il pallone volò di nuovo, spinto in alto dalla folata di vento artificiale, per poi adagiarsi sul ciglio della strada e sgonfiarsi, lentamente.

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